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NOZIONI DI TEORIA FUNZIONALE DELL’ARMONIA



La teoria funzionale dell’armonia può essere considerata come uno degli ultimi stadi di
evoluzione dell’armonia tonale non cromatica. Questa teoria sintetizza il materiale armonico in tre
funzioni:


1. Tonica: T
2. Sottodominante: S
3. Dominante: D


La funzione di tonica ha ovviamente un carattere stabile, quella di sottodominante instabile,

quella di dominante annulla l’instabilità centrifuga della funzione di sottodominante, riportando la
successione armonica al dominio della funzione di tonica.

È importante sottolineare che la nozione di funzione, prima di riferirsi ad una caratteristica
specificamente musicale, soddisfa le esigenze cognitive di comprensione formale, distinguendo tre
elementi e la relazione che li lega. In ciò riconduce quindi direttamente alle condizioni affinché,
secondo la psicologia della forma, si abbia la comprensione di un fenomeno: distinzione delle
diverse parti e della relazione che le mette in rapporto.

La teoria funzionale deve la sua nascita a Hugo Riemann, studioso della seconda metà del
secolo XIX; noi la considereremo in relazione alle revisioni successive, che hanno corretto alcune
impostazioni rigide della formulazione originaria, adeguandola in modo più efficace alla pratica
musicale e alle caratteristiche effettive ed evidenti dei brani musicali della letteratura tonale.

Ogni funzione è rappresentata all’interno di una tonalità sia a livello principale che a livello
secondario. Ovvero abbiamo che:


1. la funzione di tonica è rappresentata a livello principale dall’armonia del I grado, e a

livello secondario dalle armonie di III e VI grado;
2. la funzione di sottodominante viene rappresentata invece principalmente dall’armonia

di IV grado, e secondariamente dalle armonie di II e VI grado;
3. la funzione di dominante viene rappresentata a livello principale dall’armonia di V

grado e a livello secondario da quella di III grado

Con riferimento al saggio di Kirsch1 riportato in bibliografia, gli accordi e le relative

simbologie saranno, per il modo maggiore, considerando come tono di riferimento Do:



In ordine, da sinistra a destra, gli accordi andranno letti come:


1. accordo di tonica
2. accordo di tonica parallelo, ovvero accordo del VI grado


1 Ernst Kirsch, Natura e struttura della teoria delle funzioni armoniche. Contributo alla teoria delle relazioni
armoniche, in La teoria funzionale dell’Armonia, a cura di L. Azzaroni, Bologna, CLUEB, 1991, pp. 49-80.

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Nel secondo atto sino al finale abbiamo invece:

S D T °Tp °S°S °Sl T °S°S °Sl S °Sp °Tl °Sl DD °Tp

ovvero:
°S D °T °S °S T °S °T °S D °T
°S D °T °S °T °S °T °S D °T
°S D °T °S °T °S D °T
°S D °T °S D °T

L’ultimo finale:

T °Sp °Tp °T S T

quindi:

°T °S °T °S °T
°T °S °T
°T

Il tutto quindi acquisterebbe una logica formale di ampio respiro secondo le seguenti
considerazioni:


1. la prima parte del primo atto appare fondamentalmente imperniata sulla funzione di °T
2. il primo finale rimane aperto su D
3. la prima parte del secondo atto invece non è riducibile ad un'unica funzione, ma partecipa a

livello profondo di due grandi cadenze
4. l’ultimo finale riporta sostanzialmente a °T, funzione su cui è principalmente basato.


Rimandiamo ad altra sede la verifica di eventuali collegamenti tra le funzioni individuabili a livello
macroformale, che stabiliscono una logica strutturale e dei punti di volta funzionali ben precisi, e la
struttura drammaturgica del libretto.

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